sabato 21 febbraio 2009

Zaramo - Mwana Hiti "dolls"





In Africa esistono molte etnie che, tra le manifestazioni tradizionali di produzione di oggetti che noi occidentali chiamiamo "arte africana", annoverano statuette comunemente chiamate "bambole", principalmente perché la loro fruizione è indirizzata in primo luogo alle bambine o alle ragazze di sesso femminile.


Come sempre però accade, in Africa, questo tipo di oggetti non sono mai "fini a se stessi" e non sono certo unicamente adibiti a scopi ludici o, come anche in Occidente, solo a scopi sociali, di trasmissione di una identità di ruoli sessuali all'interno della cultura di appartenenza, bensì hanno sempre anche ruoli simbolico-magici. Nella fattispecie, le "dolls" africane hanno spesso, quasi sempre, la funzione di favorire e incentivare la fertilità femminile, soprattutto nei casi in cui questa si faccia attendere anche dopo il matrimonio. Tre sono le tipologie più note di "bamboline": le Akuaba ghanesi degli Akan e dei Fante, le bambole Mossi del Burkina Faso e, appunto, queste "dolls" Zaramo della Tanzania che presentiamo in questa scheda. Come del resto anche le altre tipologie citate, anche queste Zaramo "dolls" si caratterizzano per una accentuata stilizzazione dell'immagine femminile, che al contempo richiama per la verticalità e le forme anche un'immagine fallica, costituita da un semplice tronco conico sormontato da una caratteristica cresta-capigliatura bilobata. Vera e propria sintesi di femminile e di maschile, le bambole Zaramo appartengono all'iconografia più conosciuta delle arti africane e sono tra le tipologie più note delle etnie dell'Est Africa, area valorizzata solo in epoca relativamente recente in ambito collezionistico e storico-artistico.



Questi due esemplari sono di ottima qualità, nel loro specifico ambito, e possono vantare un pedigree più che buono.


La prima, alta 20 cm., proviene dalla galleria di Craig De Lora (USA) e prima ancora dalla Jean and Noble Endicott collection; è stata pubblicata nel volume To cure and protect: sickness and health in African art di Frank Herreman (The Museum for African Art, New York, 1999) a pagina 48.


La seconda, alta solo 10 cm., viene da un'altra prestigiosa collezione statunitense, quella di John e Nicole Dintenfass di NYC, ed è impreziosita da una minutissima collanina di beads rosa, quasi microscopiche; come la prima, anche questa è stata acquistata via web da Craig De Lora tribal arts (NJ - USA).

Bibliografia

sulle "dolls":

1) Isn't s/he a doll? Play and ritual in african sculpture

Elisabeth L. Cameron, Doran Ross - UCLA, Los Angeles, 1996

2) African dolls for play and magic

Esther A. Dagan - Galerie Amrad African Arts, Montreal, 1990

3) Ritual oder Spiel? Puppen aus Afrika und Ägypten

AA. VV. - Exh. cat. Berlin- München, 2004

sugli Zaramo:

1) Mwana Hiti. Life and art of the matrilinear Bantu of Tanzania

Marc L. Felix - Fred Jahn, München, 1990

2) Tanzania

Marc L. Felix, Maria Kecskési - Kunstbau Lenbachhouse, München, 1994

3) Ostafrikanische Plastik

Kurt Krieger - SMPK, Berlin, 1990

4) Masks and Figures from Eastern and Southern Africa

Ladislav Holy - Paul Hamlyn, London, 1967

5) Glaube Kult und Geisterwelt

Ralf Schulte - Bahrenberg - Edition Phaistos, Steinheim, 2007

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