Visualizzazione post con etichetta Tanzania. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Tanzania. Mostra tutti i post

domenica 22 febbraio 2009

East Africa - bastoni e staffe

















I bastoni, sia come strumento da combattimento sia come insegna di status sociale, sono oggetti molto diffusi nelle società pastorali dell'Africa dell'Est. In questa scheda presentiamo quattro esemplari, molto lineari e semplici nelle forme ma dotati di una buona patina d'uso.
Il primo dall'alto è un randello da combattimento dei Dinka, del Sudan; l'arma veniva utilizzata sia "di taglio", come una clava, sia di punta, vista la sua linea affusolata che termina appunto con una estremità appuntita, capace di fare danni anche gravi se proiettata con forza contro un obiettivo. La presenza però di elementi decorativi su tutta la superficie, un motivo inciso e colorato con una sostanza bianca, forse caolino, fa pensare che questo bastone fosse anche, e forse soprattutto, un oggetto di prestigio. E' arrivato in Europa da Sudan attraverso l'Uganda ed è lungo 86 cm.
Il secondo bastone, anche questo con funzioni di arma, viene dalla popolazione Gogo della Tanzania centrale ed è detto nella loro lingua "rungu". Contrariamente ai knobkerries del Sudafrica, in questo caso il nodo di legno pesante che costituisce la parte percussiva destinata a colpire il bersaglio non è in posizione centrale bensì laterale e forma una sorta di "ginocchio" per martellare i nemici. Questo bastone, lungo circa 50 cm., è stato acquistato negli anni '90 nella galleria belga di Lavuun Quackelbeen, specializzata in oggetti della zona in questione.
Anche il terzo bastone, nonostante la sua esile costituzione che farebbe pensare piuttosto ad una staffa, è un oggetto destinato alla difesa personale: viene dalla popolazione del Kenia dei Turkana ed è denominato "aburo"; il suo uso "reale" più frequente è però quello di "pastorale" utilizzato per governare il gregge di pecore e capre. E' lungo 120 cm. ed è stato raccolto vicino al villaggio di Lodwar, vicino al lago Turkana, negli anni '70; si evidenzia per l'impugnatura centrale di pelle di rettile.
Il quarto ed ultimo bastone, certamente il più semplice del gruppo, viene invece dalla popolazione Marakwet del sud-ovest del Kenia; anche questo viene denominato "rungu" ed ha sia funzioni di arma che di oggetto di status sociale. E' alto 60 cm. Anche questo oggetto è stato raccolto in situ negli anni '70.
Io ho acquistato tutti e quattro i bastoni, in tempi diversi, dal collezionista tedesco Wolf Dieter Miersch.
Bibliografia:
1) Marakwet & Turkana
Günther Best - Museum für Völkerkunde, Frankfurt am Main, 1993
2) Africa. Arte delle forme
Marc Ginzberg - Skira, Ginevra-Milano, 2000

sabato 21 febbraio 2009

Kwere - calebassa con figura


Vicino alla iconografia delle Mwana Hiti (come per le "dolls", abbiamo anche in questo caso il tronco della figura ridotto ad un semplice cilindro, con i seni femminili appena accennati, sormontato da una capigliatura a due creste) è il tappo di questo contenitore Kwere, vicini dei già citati Zaramo sulla costa della Tanzania che dà sull'Oceano Indiano. Questo tipo di oggetti, un tempo abbastanza comuni in Africa ma ormai - se di buona qualità - piuttosto rari, veniva usato dai "medicine men" dei villaggi per contenere sostanze "magiche", per lo più erbe polverizzate, e sono costruiti con una zucca svuotata e seccata con un tappo di legno scolpito.
Questa che presentiamo, alta complessivamente 20 cm. e dotata di una ottima patina, proviene dall'esperto tedesco Klaus - Jochen Krüger, che l'ha a sua volta acquistata da un antiquario di Nairobi (Kenia).

Zaramo - Mwana Hiti "dolls"





In Africa esistono molte etnie che, tra le manifestazioni tradizionali di produzione di oggetti che noi occidentali chiamiamo "arte africana", annoverano statuette comunemente chiamate "bambole", principalmente perché la loro fruizione è indirizzata in primo luogo alle bambine o alle ragazze di sesso femminile.


Come sempre però accade, in Africa, questo tipo di oggetti non sono mai "fini a se stessi" e non sono certo unicamente adibiti a scopi ludici o, come anche in Occidente, solo a scopi sociali, di trasmissione di una identità di ruoli sessuali all'interno della cultura di appartenenza, bensì hanno sempre anche ruoli simbolico-magici. Nella fattispecie, le "dolls" africane hanno spesso, quasi sempre, la funzione di favorire e incentivare la fertilità femminile, soprattutto nei casi in cui questa si faccia attendere anche dopo il matrimonio. Tre sono le tipologie più note di "bamboline": le Akuaba ghanesi degli Akan e dei Fante, le bambole Mossi del Burkina Faso e, appunto, queste "dolls" Zaramo della Tanzania che presentiamo in questa scheda. Come del resto anche le altre tipologie citate, anche queste Zaramo "dolls" si caratterizzano per una accentuata stilizzazione dell'immagine femminile, che al contempo richiama per la verticalità e le forme anche un'immagine fallica, costituita da un semplice tronco conico sormontato da una caratteristica cresta-capigliatura bilobata. Vera e propria sintesi di femminile e di maschile, le bambole Zaramo appartengono all'iconografia più conosciuta delle arti africane e sono tra le tipologie più note delle etnie dell'Est Africa, area valorizzata solo in epoca relativamente recente in ambito collezionistico e storico-artistico.



Questi due esemplari sono di ottima qualità, nel loro specifico ambito, e possono vantare un pedigree più che buono.


La prima, alta 20 cm., proviene dalla galleria di Craig De Lora (USA) e prima ancora dalla Jean and Noble Endicott collection; è stata pubblicata nel volume To cure and protect: sickness and health in African art di Frank Herreman (The Museum for African Art, New York, 1999) a pagina 48.


La seconda, alta solo 10 cm., viene da un'altra prestigiosa collezione statunitense, quella di John e Nicole Dintenfass di NYC, ed è impreziosita da una minutissima collanina di beads rosa, quasi microscopiche; come la prima, anche questa è stata acquistata via web da Craig De Lora tribal arts (NJ - USA).

Bibliografia

sulle "dolls":

1) Isn't s/he a doll? Play and ritual in african sculpture

Elisabeth L. Cameron, Doran Ross - UCLA, Los Angeles, 1996

2) African dolls for play and magic

Esther A. Dagan - Galerie Amrad African Arts, Montreal, 1990

3) Ritual oder Spiel? Puppen aus Afrika und Ägypten

AA. VV. - Exh. cat. Berlin- München, 2004

sugli Zaramo:

1) Mwana Hiti. Life and art of the matrilinear Bantu of Tanzania

Marc L. Felix - Fred Jahn, München, 1990

2) Tanzania

Marc L. Felix, Maria Kecskési - Kunstbau Lenbachhouse, München, 1994

3) Ostafrikanische Plastik

Kurt Krieger - SMPK, Berlin, 1990

4) Masks and Figures from Eastern and Southern Africa

Ladislav Holy - Paul Hamlyn, London, 1967

5) Glaube Kult und Geisterwelt

Ralf Schulte - Bahrenberg - Edition Phaistos, Steinheim, 2007