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lunedì 23 marzo 2009

Songye - figura "di potere" miniatura







Il terzo oggetto della tipologia "feticcio" che presento è anche quello più qualitativamente significativo, nonostante le sue microscopiche dimensioni, appena 12 cm di altezza; infatti l'abilità dello scultore è riuscita a rendere in una miniatura tutta la "presenza" e la monumentalità di una statua molto più grossa e, solo a guardare le foto, sarebbe impossibile dire a prima vista le reali dimensioni di questo formidabile pezzo.
Seguendo la individuazione dei centri di stile delle sotto-etnie Songye proposta dal Neyt nella sua recente opera, ormai punto assoluto di riferimento per l'indagine estetica sulla produzione di questa popolazione, le caratteristiche morfologiche e stilistiche di questa statuetta permettono di attribuirla a un importante atelier della "prima tradizione occidentale" (regione dei Belande).

Anche questo acquistato dalla galleria Craig De Lora Tribal arts, proviene da una delle più importanti collezioni americane degli ultimi decenni, quella di William Brill ed è stato recentemente esitato all'asta Sotheby's di New York del 17 novembre 2006 (lotto 117b).

Bibliografia sulle miniature:
1) Sculptures miniatures de l'Afrique Noire. Collection Rees Diepen
François Neyt - Uitgave Rees Diepen, Tilburg, 1990
2) Miniature Wood Carvings of Africa
William Fagg - New York Graphic Society, Adams and Dart, New York, 1970

Songye - figura "di potere"


Questo altro piccolo feticcio, alto 18 cm, è più grezzo rispetto al precedente e il venditore da cui l'ho acquistato, il gallerista americano Craig De Lora, ipotizza che potesse essere una figura "accessoria" appesa ad una statua di più grandi dimensioni. Comunque la tipologia del volto è senza dubbio Songye e assomiglia molto - anche se ad un livello qualitativo molto più basso - ad un analogo oggetto recentemente battuto in asta a Parigi (Sotheby's, 23 giugno 2006, Dintenfass collection, lot, 43). La patina, sviluppata sul legno rossastro, è abbastanza buona e l'oggetto, pur non essendo certo un capolavoro del genere, è abbastanza soddisfacente. prima di De Lora, proviene dalla galleria americana di Charles Jones.




Songye - figura "di potere"


I Songye, o Songe, sono una delle popolazioni più note dell'Africa centrale e le loro figure "di potere", un tempo dette "feticci", come anche le loro maschere kifwebe a strisce colorate sono tra gli oggetti più iconograficamente riconoscibili tra tutti quelli delle arti africane nel loro complesso. L'arte Songye è un'arte molto "forte", particolarmente espressiva, fatta di contrasti decisi che suscitano emozioni potenti: o piace moltissimo o non piace affatto, perché troppo coinvolgente o perché addirittura spaventa.

I feticci, come in tutta l'area congolese, sono "caricati" di valenza curativa o protettiva dalla presenza di una massa costituita da sostanze "magiche" presenti, nel caso delle figure "di potere" Songye nei corni di antilope inseriti in esse, in apposite cavità ricavate dal corpo della statua o in recipienti attaccati al corpo della figura stessa. In questo caso, come si vede, sono presenti un piccolo corno, ormai vuoto, sulla sommità della testa e un altro corno situato in una piccola borsa appesa al braccio della scultura, che risulta scolpita solo nella metà superiore del corpo. Le figure di potere Songye, a seconda delle dimensioni, ricoprono vari ruoli: dalle più grosse che proteggono l'intero villaggio a quelle alte pochi centimetri destinate alla personale protezione "magica" dei singoli individui. Questo esemplare di buona qualità, alto 16 cm. senza il corno, è ovviamente un feticcio personale e trasuda ancora una patina oleosa e lucida. E' stato battuto in asta il luglio 1991 a Londra presso Phillips e proviene dalla collezione di Umberto Giacomelli, da cui l'ho acquistato io.
Bibliografia:
1) La redoutable Statuaire Songye d'Afrique centrale
François Neyt - Fonds Mercator, Anvers - 5 Continents, Milano; 2004

2) Etudes Songye. Formes et symbolique. Essai d'analyse.
Jean Willy Mestach - Galerie Jahn, Munchen, 1985

3) L'intelligence des Formes
Jean Willy Mestach - Tribal arts S.P.R.L. Marc Leo Felix, Bruxelles, 2007

4) Emil Torday and the Art of the Congo. 1900-1909
John Mack - The Trustee of the British Museum, London, 1990

giovedì 19 marzo 2009

Luba - "doll"


Tra i tanti tipi di "dolls" presenti nelle varie zone stilistiche delle arti africane, una tipologia meno nota di altre è questa, proveniente dai Luba della zona interna del Congo. Un tempo impropriamente chiamate anche "figure di gemelli" a somiglianza delle omonime figure del west Africa, queste "bambole" Luba sono ora chiaramente identificate come figure protettive che le ragazze / bambine Luba tengono in cura durante il periodo di isolamento dal gruppo sociale nel periodo dell'iniziazione alla vita adulta.
L'errore, evidenziato tra gli altri anche dal noto studioso dell'area in questione Marc Leo Felix (comunicazione personale, 04-01-2007), risale probabilmente ad una erronea interpretazione delle similari "dolls" dei Tabwa ad opera degli studiosi che hanno curato il famoso catalogo di esposizione su quella popolazione allo Smithsonian nel 1986.
Comunque è evidente, a partire dalla configurazione tronco conico-cilindrica della figura umana rappresentata, la parentela di queste figure Luba e Tabwa con le più famose "bamboline" Zaramo e Kwere della Tanzania, non poi così lontane anche geograficamente. E' un esempio particolarmente evidente di come un certo tipo di estetica africana giunga ad un livello veramente estremo di stilizzazione della figura umana, ridotta in questo caso a semplici solidi geometrici sovrapposti.

sabato 21 febbraio 2009

Pende o Lele - tappi con figure







Questi oggetti sono abbastanza rari, per quanto ne so, e anche sulle pubblicazioni specializzate, perlomeno quelle in mio possesso, non ho trovato referenze significative a riguardo.
La tipologia di oggetto è ben nota: tappi di legno duro che terminano con una rappresentazione antropomorfa, in questo caso solo la testa, e che erano destinati a chiudere contenitori, in questo caso - a giudicare dalla lunghezza dello stelo e dalla patina d'uso - è probabile fossero giare allungate contenenti olio di palma o una materia grassa simile. L'inusuale deriva dalla provenienza etnica: infatti questi oggetti non sono stati prodotti nell'East Africa, come per la maggior parte dei casi di questo genere, ma nel centro della regione congolese del Kasai, probabilmente dalla popolazione Pende o da quella Lele (detta anche Leele). Facevano parte di un gruppo di 5 simili, tutti provenienti dalla galleria newyorkese di Michael Oliver, mentre un altro esemplare dello stesso tipo e provenienza si poteva vedere fino a poco tempo fa nel catalogo di un'altra galleria americana, Leslie Sacks, di Los Angeles.
Il più piccolo dei miei due, acquistati dalla galleria di Craig De Lora, misura 20 cm. mentre il più lungo 27 cm. Sono oggettini interessanti, dotati di una buona patina; la prima volta che li ho visti, in foto e non conoscendone né dimensioni né funzione, li ho "interpretati" come staffe alte più di un metro... Ma questa è una delle caratteristiche più note, e peculiari, di un certo tipo di "arte africana", che riesce a sviluppare un senso di monumentalità in chi la guarda anche a partire da pezzi di piccola dimensione.

martedì 10 febbraio 2009

Yaka pettine






A nord e a ovest dei Suku, sempre nella zona sudoccidentale della RDC, vivono gli Yaka. Come i primi citati, anche questa ultima popolazione utilizza grandi maschere - casco e sculture di potere, un tempo impropriamente dette feticci, a scopo rituale e protettivo. Oltre a questa produzione "maggiore" sono abbastanza frequenti oggetti utilitaristici caricati di "presenza" estetica e tra questi ultimi spiccano proprio i pettini.
D'altronde quella area è forse, insieme a quella ghanese degli Akan, quella considerata di maggior pregio per questo tipo di oggetti, basti pensare ai pettini dei Chokwe e popolazioni connesse e limitrofe.
Questo piccolo pettine, alto 14, 5 cm., proviene dalla prestigiosa collezione americana di Ernst Anspach - di cui porta ancora un numero di inventario (1417) ed è un esempio particolarmente tipico della produzione Yaka, oltre che essere un oggettino suggestivo e deliziosamente raffinato. Probabilmente risale alla fine del 19° secolo o ai primi decenni del 20°, è di legno molto duro ed è dotato di una patina rossiccia oleosa. Io l'ho avuto dalla galleria di Craig De Lora solo qualche mese fa.

lunedì 9 febbraio 2009

Luba Shankadi - strumento da divinazione Kashekesheke


E' il secondo oggetto di qualità che ho acquistato, in ordine di tempo.

Lo avevo notato tra le foto del sito web di una delle poche gallerie italiane che trattano oggetti di sicura autenticità, Denise e Beppe Berna di Bologna, e ne chiesi dapprima ulteriori informazioni via email per poi visionarlo dal vivo a Bologna.

Oggetto piccolo ma di buona qualità e con ottima provenienza, la famosa galleria parigina di Helene Leloup (quando ancora si chiamava Kamer e la gestiva insieme all'ex marito Henry), questo strumento "da divinazione" viene dalla popolazione congolese dei Luba, sottoetnia Shankadi (come si può facilmente desumere dalla capigliatura tipica "a cascata") e veniva utilizzato come mezzo per ottenere risposte a domande specifiche: il richiedente impugnava l'oggetto da una delle due estremità, altra delle quali veniva saldamente stretta dall'indovino; il pezzo, tenuto quindi dai due individui dalle due parti opposte, veniva poi sfregato vigorosamente sopra una superficie e dal tipo di rumore prodotto o dal maggiore o minore attrito si traevano auspici favorevoli o negativi a riguardo della problematica sollevata.

Il suo nome in lingua Luba è "kashekesheke", è di legno molto duro ed è alto 14 cm.

Provenienza: Helene Kamer; Denise e Beppe Berna


Bibliografia:

1) Memory. Luba art and the Making of History
Mary Nooter Roberts, Allen F. Roberts - The Museum for African Art, New York; Prestel, Munich; 1996

2) Luba. Aux Sources du Zaire
François Neyt - Editions Dapper, Paris, 1993

3) Luba
Mary Nooter Roberts, Allen F. Roberts - 5 Continents "Visions of Africa", Milano 2007

4) The Artist's Eye, the Diviner's Insight: African Art in the Barry D. Maurer Collection
John Pemberton III - Mead Art Museum, 1998

5) Art and Oracle. African art and rituals of Divination
Alisa LaGamma, John Pemberton III - The Metropolitan Museum of Art (catalogo di mostra), New York, 2000