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giovedì 19 marzo 2009

Luba - "doll"


Tra i tanti tipi di "dolls" presenti nelle varie zone stilistiche delle arti africane, una tipologia meno nota di altre è questa, proveniente dai Luba della zona interna del Congo. Un tempo impropriamente chiamate anche "figure di gemelli" a somiglianza delle omonime figure del west Africa, queste "bambole" Luba sono ora chiaramente identificate come figure protettive che le ragazze / bambine Luba tengono in cura durante il periodo di isolamento dal gruppo sociale nel periodo dell'iniziazione alla vita adulta.
L'errore, evidenziato tra gli altri anche dal noto studioso dell'area in questione Marc Leo Felix (comunicazione personale, 04-01-2007), risale probabilmente ad una erronea interpretazione delle similari "dolls" dei Tabwa ad opera degli studiosi che hanno curato il famoso catalogo di esposizione su quella popolazione allo Smithsonian nel 1986.
Comunque è evidente, a partire dalla configurazione tronco conico-cilindrica della figura umana rappresentata, la parentela di queste figure Luba e Tabwa con le più famose "bamboline" Zaramo e Kwere della Tanzania, non poi così lontane anche geograficamente. E' un esempio particolarmente evidente di come un certo tipo di estetica africana giunga ad un livello veramente estremo di stilizzazione della figura umana, ridotta in questo caso a semplici solidi geometrici sovrapposti.

lunedì 9 febbraio 2009

Luba Shankadi - strumento da divinazione Kashekesheke


E' il secondo oggetto di qualità che ho acquistato, in ordine di tempo.

Lo avevo notato tra le foto del sito web di una delle poche gallerie italiane che trattano oggetti di sicura autenticità, Denise e Beppe Berna di Bologna, e ne chiesi dapprima ulteriori informazioni via email per poi visionarlo dal vivo a Bologna.

Oggetto piccolo ma di buona qualità e con ottima provenienza, la famosa galleria parigina di Helene Leloup (quando ancora si chiamava Kamer e la gestiva insieme all'ex marito Henry), questo strumento "da divinazione" viene dalla popolazione congolese dei Luba, sottoetnia Shankadi (come si può facilmente desumere dalla capigliatura tipica "a cascata") e veniva utilizzato come mezzo per ottenere risposte a domande specifiche: il richiedente impugnava l'oggetto da una delle due estremità, altra delle quali veniva saldamente stretta dall'indovino; il pezzo, tenuto quindi dai due individui dalle due parti opposte, veniva poi sfregato vigorosamente sopra una superficie e dal tipo di rumore prodotto o dal maggiore o minore attrito si traevano auspici favorevoli o negativi a riguardo della problematica sollevata.

Il suo nome in lingua Luba è "kashekesheke", è di legno molto duro ed è alto 14 cm.

Provenienza: Helene Kamer; Denise e Beppe Berna


Bibliografia:

1) Memory. Luba art and the Making of History
Mary Nooter Roberts, Allen F. Roberts - The Museum for African Art, New York; Prestel, Munich; 1996

2) Luba. Aux Sources du Zaire
François Neyt - Editions Dapper, Paris, 1993

3) Luba
Mary Nooter Roberts, Allen F. Roberts - 5 Continents "Visions of Africa", Milano 2007

4) The Artist's Eye, the Diviner's Insight: African Art in the Barry D. Maurer Collection
John Pemberton III - Mead Art Museum, 1998

5) Art and Oracle. African art and rituals of Divination
Alisa LaGamma, John Pemberton III - The Metropolitan Museum of Art (catalogo di mostra), New York, 2000